giovedì 10 gennaio 2008

Analfabetismo

In un'epoca in cui gli immigrati rappresentano una parte sostanziale della popolazione presente sul nostro territorio sorgono nuove esigenze. L'analfabetismo è un fenomeno sociale poco considerato, ma presente. Sarebbe opportuno prendere in considerazione, accanto ai corsi gratuiti di lingua italiana organizzati dai centri territoriali permanenti, semplici corsi di alfabetizzazione. Non vale solamente per i minori rom, per i quali comunque numerose associazioni si stanno muovendo, ma anche per giovani e adulti, di tutte le nazionalità.

Inoltre, perchè non pensare una segnaletica pubblica non più scritta, ma simbolica, intuitiva? Le principali fermate dell'autobus e metropolitana potrebbero essere contraddistinte da stilizzazioni architettoniche, per esempio; mentre gli uffici dell'ASL potrebbero distinguersi per immagini che richiamino le funzioni a cui sono destinati.

L'arresto di Pan Melin

L'arresto della coppia italo-cinese responsabile di riduzione in schiavitù della ragazza orientale in un appartamento dell'Aquila ha avuto un seguito: le indagini hanno appurato che Tan Jie, la donna che gestiva lo sfruttamento della prostituzione facendo arrivare le vittime da Milano (si veda qui), aveva una complice, Pan Melin, 54 anni, originaria dello Zhejiang. La cittadina cinese, priva del permesso di soggiorno, è stata rintracciata in un laboratorio clandestino di Roma e condotta al carcere di Rebibbia.

Fonte: PrimaDaNoi


mercoledì 9 gennaio 2008

Istituto per la promozione della salute delle popolazioni migranti

Viene inaugurato oggi l'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà.

Le funzioni sono:

  • svolgere, in conformità alle programmazioni nazionale e regionali, attività di ricerca per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà;
  • elaborare e attuare, direttamente o in rapporto con altri Enti, programmi di formazione professionale, di educazione e comunicazione sanitaria con riferimento agli ambiti istituzionali di attività;
  • supportare, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con altre Organizzazioni internazionali, l’organizzazione del trattamento delle malattie della povertà nei Paesi in via di sviluppo attraverso la ricerca clinica ed altri strumenti;
  • elaborare piani di ricerca clinica e modelli, anche sperimentali, di gestione dei servizi sanitari specificamente orientati alle problematiche assistenziali emergenti nell’ambito delle malattie della povertà, anche in collaborazione con l’Unione Europea e Organismi dedicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
  • istituire una rete delle Organizzazioni italiane, europee e internazionali, pubbliche, del privato sociale e del volontariato che si occupano della promozione della salute delle popolazioni migranti e del contrasto delle malattie della povertà;
  • assicurare le attività assistenziali tramite le seguenti strutture: a) sede nazionale, in Roma, in via di San Gallicano 25/a; centri regionali (per il Lazio, la Struttura di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale dell'IRCCS Istituto Dermosifilopatico Santa Maria e San Gallicano di Roma; per la Puglia, parte dell'Azienda Ospedaliera Civile "Tatarella" di Cerignola (FG); per la Sicilia, parte dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio di Agrigento).

Prostituta cinese accusata di violenza sessuale

Desta stupore l'accusa rivolta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio (VA) alla cittadina cinese che si prostituiva in un appartamento di Gallarate. I carabinieri avevano intercettato la 45enne attraverso un annuncio pubblicato su un quotidiano locale. Al cospetto della donna si è presentato un maresciallo, il quale, dopo aver mostrato il tesserino di riconoscimento è stato invitato ad una prestazione gratuita e palpeggiato. La situazione si è ripetuta - secondo le fonti giornalistiche - anche davanti ad altri due colleghi, sopraggiunti in un secondo momento.
La donna è senza documenti d'identità nè permesso di soggiorno, condizioni che ne potrebbero attestare lo sfruttamento e, dunque, la fragilità.

Fonte: VareseNews



Svolta per l'utilizzo della pillola RU486

La pillola RU486 è già commercializzata, tra gli Stati membri dell'Unione Europea, in Francia, Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Grecia, Spagna, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito. Ciò ha reso possibile la procedura di mutuo riconoscimento, in base alla quale, al fine di ottenere l'Autorizzazione all'immissione in commercio (AIC) di un farmaco, lo Stato membro interessato invia una richiesta di valutazione del farmaco ad uno Stato UE che già da tempo lo commercializza.
L'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sta ultimando l'iter di AIC. Il Ministro Turco ha dichiarato che secondo l'AIFA, "la registrazione, la commercializzazione e l'impiego della Ru486 risultano compatibili e coerenti con la legge 194 e non hanno di per sé effetto induttivo o facilitante delle procedure abortive. Infatti la pillola sarà autorizzata per l'impiego esclusivamente in ospedale, secondo le procedure e le modalità previste dalla 194".
Nel frattempo il Ministro della Salute a richiesto al Consiglio superiore di sanità di esprimere un parere sulle modalità di impiego del farmaco RU486.

Fonti: Androkonos, Istituto superiore di sanità


Appello per la salute degli immigrati

Si segnala l'appello promosso dall'ASGI in merito all'accesso al Servizio Sanitario Nazionale da parte dei cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari. Particolare attenzione, come già era stato rilevato in un post precedente, meritano le donne in stato di gravidanza.

L'appello è stato pubblicato ieri sul Redattore Sociale.

ROMA - Un gruppo di associazioni che si occupano di immigrazione ed esperti, con il supporto giuridico dell'Asgi, si rivolge ai ministri della Salute, dell’Interno, della Solidarietà sociale, per le Pari opportunità e per la Famiglia, per sollecitare l’intervento immediato del governo affinché risolva il grave problema dell’esclusione dall’assistenza sanitaria di alcune categorie di cittadini comunitari. Lo fa con una proposta di lettera da inviare appunto agli esponenti del governo, ora all'esame delle associziazioni per adesioni e modifiche.

"Ci riferiamo - si legge nella bozza della lettera -, in primo luogo, all’accesso alle cure essenziali e alle prestazioni concernenti la tutela della gravidanza e della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza per i cittadini comunitari di fatto soggiornanti in Italia ma privi dei requisiti che integrano il diritto di soggiorno (inserimento lavorativo, o titolarità di risorse sufficienti e di assicurazione sanitaria). In secondo luogo, chiediamo che venga affrontata la problematica dell’esclusione dall’iscrizione al Servizio sanitario nazionale per alcune categorie di cittadini comunitari che, pur essendo privi dei requisiti che integrano il diritto di soggiorno, sono meritevoli di particolari tutele (tra cui i minori, le donne incinta o puerpere, le vittime di tratta o grave sfruttamento), nonché per alcune categorie di cittadini comunitari titolari del diritto di soggiorno che tuttavia, in base alle disposizioni diramate dal Ministero della Salute in applicazione del D. Lgs. 30/2007, non sono ammessi all'iscrizione al Ssn”.

Secondo le associazioni, “la situazione attuale sta producendo conseguenze molto gravi in termini di tutela della salute individuale, in particolare per coloro che necessitano di cure essenziali (anche a carattere continuativo), benché non strettamente urgenti; le donne che necessitano di prestazioni relative alla tutela della gravidanza e della maternità o all’interruzione di gravidanza. A questo proposito si segnala un rilevante rischio di aumento del ricorso ad aborti clandestini da parte delle donne che non dispongono delle risorse necessarie. Penalizzati anche i minori, sia alla nascita (per la mancata tutela della maternità di cui sopra) sia successivamente. Si rileva inoltre come il mancato accesso all’assistenza sanitaria implichi conseguenze negative anche a livello di tutela della salute pubblica (si pensi ad esempio alle vaccinazioni e alla profilassi e cura delle malattie infettive)”.

“Il trattamento deteriore del cittadino comunitario rispetto al cittadino extracomunitario – prosegue la lettera - oltre a rappresentare un’irragionevole disparità di trattamento in violazione del principio di non discriminazione sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione, si pone in aperto contrasto con l’art. 1, comma 2, del Testo Unico sull’immigrazione”.

La seconda richiesta delle associazioni riguarda l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale. “Fino all'entrata in vigore del D. Lgs. 30/2007, tutti i cittadini comunitari regolarmente soggiornanti in Italia erano iscritti al Ssn, in base al Decreto del Ministro della Sanità 18.3.1999. La Circolare del Ministero della Salute 3.8.2007, emanata a seguito dell'entrata in vigore del D. Lgs. 30/2007, ha disposto che siano o restino iscritti al Servizio sanitario nazionale solo i cittadini comunitari soggiornanti per un periodo superiore ai tre mesi che siano lavoratori subordinati o autonomi in Italia, in possesso di contratto di lavoro o dei documenti necessari per lo svolgimento di attività autonoma; familiari di lavoratore comunitario o di cittadino italiano; disoccupati iscritti nelle liste di collocamento o ad un corso di formazione professionale, che abbiano già esercitato un lavoro in Italia e siano già iscritti al Ssn; in possesso di attestazione di diritto di soggiorno permanente; titolari di specifici formulari comunitari”.

Quindi, in conclusione, si chiede che sia immediatamente assicurato ai cittadini comunitari l’accesso alle cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, nonché ai programmi di medicina preventiva, con particolare attenzione alla tutela della gravidanza e della maternità, alla tutela della salute del minore e alla prevenzione e cura delle malattie infettive, garantendo l’erogazione delle prestazioni senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, salvo le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani.

E ancora che sia prevista l’iscrizione obbligatoria e gratuita al Servizio Sanitario Nazionale, indipendentemente dal possesso dei requisiti che integrano il diritto di soggiorno per periodi di durata superiore a tre mesi per tutti i minori (accompagnati o non accompagnati); per le vittime di tratta e grave sfruttamento inserite nei programmi di assistenza e integrazione; per le altre categorie di cittadini non allontanabili; persone per le quali sussistano motivi umanitari; donne incinte o puerpere o mariti conviventi; genitori autorizzati al soggiorno dal Tribunale per i minorenni per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del figlio minore presente in Italia. Che sia prevista l'iscrizione obbligatoria e gratuita al SSN per il lavoratore comunitario in cerca di prima occupazione. Sia prevista l’iscrizione volontaria al Ssn per tutte le categorie di cittadini comunitari titolari del diritto di soggiorno per periodi superiori a tre mesi per i quali non vige l’obbligo di iscrizione al Ssn”.

L’Asgi chiede alle associazioni che si occupano di immigrazione di aderire all’appello entro lunedì 14 gennaio, inviando l'adesione alla segreteria: info@asgi.it. Entro domani saranno accolte proposte di modifica o integrazione da inviare a elena.rozzi@gmail.com.




martedì 8 gennaio 2008

Alimentazione e salute delle immigrate cinesi in Spagna

Uno studio condotto su un campione di donne cinesi compreso tra i 18 e i 40 anni emigrate in Spagna ha messo in luce quali sono i cambiamenti che il loro comportamento alimentare subisce.

Innanzitutto si rileva una omogeneità della popolazione immigrata cinese quanto a età: tutte si trovano in età lavorativa e riproduttiva e tutte hanno un livello culturale medio. A livello biologico, le donne cinesi emigrate presentano una massa grassa più grande in rapporto all'indice di massa corporea; la distribuzione della massa grassa nella zona addominale è indice di possibili complicazioni cardiovascolari. Ciò può essere attribuito al maggiore consumo di latticini rispetto al paese di origine e dalla leggera riduzione del riso a favore di altri tipi di carboidrati. Tale consumo, ad ogni modo, viene ben bilanciato da un'elevata fruizione di verdure, cereali e frutta.

Meritevoli di attenzione sono i cambiamenti che interessano la salute sessuale delle donne: dopo l'emigrazione, il ciclo diventa irregolare (nel 27,5% delle donne in Cina, nel 36,4% in Spagna) e doloroso (nel 45,1% delle donne in Cina, nel 59,2 in Spagna). Inoltre, viene fatto un uso maggiore dei metodi anticoncezionali (nel 55,2% delle donne in Cina, nel 62,1% in Spagna). Tra i sistemi, la spirale resta la più utilizzata (79%), seguito dal preservativo (16%) e dalla pillola (5%).

Infine è doveroso sottolineare come la permanenza in Spagna induca le donne di origine cinese all'uso di tabacco e alcol. Mentre in Cina nessuna donna del campione studiato faceva uso di queste sostanze, in Spagna, entro 5 anni di soggiorno, è il 3,1% dei soggetti che fuma e il 6,3% che beve. Oltre i 5 anni di soggiorno nel paese mediterraneo, le donne che consumano tabacco sono il 40%, mentre quelle che consumano alcol sono il 41,1%.


Fonte: C. Prado Martinez, F. Rovillé-Sausse, L. Aguado, "L'alimentation eta la santé des femmes migrantes d'origine chinoise en Espagne", Migrations santé, n° 129, 2006


lunedì 7 gennaio 2008

Campagna per il vaccino contro l'HPV

Le Regioni sono in attesa del trasferimento dei fondi previsti dalla Finanziaria (30 milioni di euro per il 2008, che si agguingono ai 40 del 2007) per avviare le campagne a favore del vaccino per il papilloma virus umano (Human Papilloma Virus), responsabile del tumore al collo dell'utero.
Valle d'Aosta e Basilicata hanno già avviato la campagna, avvalendosi di fondi propri. Per ora le destinatarie sono le bambine al di sotto dei 12 anni perchè il vaccino è massimamente efficace negli individui che non hanno avuto rapporti sessuali. Sarà possibile vaccinarsi anche in età successive, al fine di aumentare la protezione della popolazione contro il carcinoma. La durata dell'efficacia del vaccino è stata valutata intorno ai 5-6 anni.
Finora sono stati immessi nel mercato due tipi di vaccino: il primo, Cervarix, prodotto da GlaxoSmithCline, inibisce due ceppi di papilloma, il 16 e il 17, responsabili nel 70% dei casi del tumore; il secondo, Gardasil, prodotto da Merck, include anche una protezione contro i condilomi. E' probabile che le case farmaceutiche avviino ricerche con lo scopo di individuare vaccini per altri ceppi di papilloma e conquistare fette maggiori di mercato.
Contro il tumore alla cervice, comunque, il pap test risulta sempre il migliore strumento, poichè individua tutti i ceppi del virus.
Questioni spinose si pongono a proposito della riluttanza da parte di certi espontenti cattolici (in particolare il Centro di Bioetica dell'Università Cattolica di Roma), secondo i quali il vaccino favorirebbe la promiscuità sessuale. Inoltre, poichè non si tratta di una vaccinazione obbligatoria, come risolvere le divergenze di volontà tra i genitori e i figli minorenni?

Fonti: Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, Corriere della Sera


sabato 5 gennaio 2008

Prostituzione indoor a Varese e Legnano

Scoperte altre due case d'appuntamento cinesi, a Varese e Legnano, in provincia di Milano. Entrambe le cinesi che vi esercitavano la prostituzione sono risultate clandestine; mentre la prima si trovava da sola nell'appartamento, la seconda era controllata da una connazionale che gestiva il denaro dei clienti. Per le donne irregolari è scattata la procedura di espulsione; la maitresse è stata arrestata per sfruttamento della prostituzione.

Fonte: VareseNews

Aggiornamento del 07/01

Durante le perquisizioni la maitresse cinese ha tentato di corrompere gli ufficiali di polizia offrendo prestazioni sessuali gratuite. La donna è stata accusata, oltre che di sfruttamento della prostituzione, di istigazione alla corruzione.
Questo fenomeno, verificatosi anche in altri casi di perquisizione da parte delle forze dell'ordine degli appartamenti a luci rosse, testimonia quanto per la popolazione cinese la corruzione sia "normale" e costituisca quasi un percorso obbligato per emigrare dal proprio paese.

Fonte: VareseNews


venerdì 4 gennaio 2008

Allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza

Il decreto legge 29 dicembre 2007 n° 249 ha accolto alcune misure di miglioramente emerse nel corso del dibattito pubblico relativo al decreto legge del 1 novembre 2007 n° 181:
  • l'atto di espulsione viene preso in esame da un tribunale ordinario (non più dal giudice di pace);
  • viene specificato che il provvedimento di allontanamento "non può essere motivato da ragioni estranee al comportamento individuale" (si evitano, in questo modo, provvedimenti di carattere collettivo o a danno del familiare del cittadino dell'Unione Europea).
Sono invece rimaste inalterate le misure relative alla violazione del divieto di reingresso, per cui non è previsto l'intervento di un'autorità giudiziaria (art. 5).
Resta invariata la definizione di "pubblica sicurezza", che viene protetta nel momento in cui i comportamenti di un indiviuo costituiscono "una minaccia contreta, effettiva e grave alla dignità umana o ai diritti fondamentali della persona ovvero all'incolumità pubblica, rendendo urgente l'allontanamento perchè la sua ulteriore permanenza sul territorio è incompatibile con la civile e sicura convivenza" (art. 4.2).


Tra gli esperti permangono gravi riserve sulla disposizione in base alla quale è il prefetto del luogo di dimora o di residenza del cittadino dell'Unione Europea.
In base al nuovo decreto, inoltre, il cittadino europeo al quale sia scaduto il permesso di soggiorno e che sia stato destinatario di un provvedimento formale di allontanamento viene recluso per un periodo fino a 3 anni e poi espluso (il Ministro dell'Interno dovrà emanare, entro febbraio, un decreto che specifichi le modalità con cui il cittadino europeo non in regola possa presentare una dichiarazione di presenza presso la Questura).
Maggiormente stringente è aprimenti la disposizione per cui non basta più che il cittadino risieda in Italia con risorse economiche sufficienti, ma è necessario dimostrare che tali proventi derivano da fonti lecite.
Gli esperti sottolineano, infine, come una politica tanto severa sulle espulsioni necessiti del sostegno di accordi di riammissione, per i quali, però, il Governo ha staziato 10,4 milioni di euro, il 16% in meno rispetto al 2006.

Fonti: il Sole 24 ore, Melting Pot