
Fonti: Romagna Oggi, ANSA, Toscana TV, Il Resto del Carlino
un punto di osservazione dei fenomeni sociali al confine tra inclusione ed emarginazione, legalità e illegalità, economia fomale ed informale

Fonti: Romagna Oggi, ANSA, Toscana TV, Il Resto del Carlino
Un anziano si era lamentato per aver risposto ad uno di quegli annunci A.A.A. massaggiatrice orientale ed aver trovato una donna disposta a fare sesso invece di massaggi. Ha denunciato il fatto ai Carabinieri di Lecce e la donna, una 32enne cinese, già raggiunta da un provvedimento di espulsione nel marzo del 2006 a Roma, è stata arrestata.Fonti: Il Paese Nuovo, Lecce Prima, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Paese Nuovo, Libero
Le immigrate cinesi che camuffano l'attività di meretricio con quella di massaggiatrici rischiano, oltre all'espulsione - se irregolari -, di essere denunciate per esercizio abusivo della professione medica.


E adesso quei «medici» si stanno trasferendo qui da noi, nella Chinatown milanese, il supermercato degli aborti clandestini. Vengono ragazze incinte da tutta Italia, Piemonte, Lazio, Sicilia. I cinesi ne hanno fatto un business. Si va dai finti erboristi che vendono pillole abortive ai ginecologi cinesi, spesso impostori, che asportano il feto in ambulatorio con strumenti non sterilizzati e, per limitare le infezioni, imbottiscono le pazienti con bombe antibiotiche in endovena. Trovarli è facile. Basta girare nei pressi delle erboristerie cinesi e tenere d’occhio chi entra ed esce dai portoni. Spesso fuori c’è persino la fila. «Chiedono dai 400 agli 800 euro fino al terzo mese di gravidanza. Dopo il terzo anche mille euro. Guadagneranno intorno ai 20mila euro al mese, quando al loro Paese ne prendono al massimo cinquecento - continua il medico -. Per loro è facile. Si fanno pubblicità sui giornali cinesi. “Aborto con farmaco” recitano gli annunci. E sotto è indicato l’indirizzo del ginecologo». Perché allora non denunciarli? «Non servirebbe. Tutti sanno dove sono, anche la polizia. E infatti molti hanno dovuto chiudere, anche se solo temporaneamente. Appena uno di loro viene scoperto, scatta la denuncia per abuso della professione. Gli sequestrano tutto e lo intimano a presentarsi in questura per ritirare la lettera di espatrio e lasciare l'Italia». Peccato che in questura non si presenti mai nessuno: «Con quello che guadagnano qui, a espatriare non ci pensano nemmeno. Aspettano qualche giorno e riaprono l'attività da un'altra parte».A Valdobbiadene una donna cinese di 48 anni, Li Yog, è stata denunciata per prostituzione: riceveva i suoi clienti in casa. Sulla donna già gravava un decreto di espulsione emesso dalla questura di Bolzano nel 1997, in quanto non in possesso di permesso di soggiorno. I carabinieri per qualche settimana hanno portato avanti le indagini, appostandosi in borghese sotto l'appartamento della cinese, dove si assisteva a un continuo via vai di uomini. Poi, la scorsa settimana, hanno deciso di intervenire e hanno fatto irruzione nell'abitazione della donna, proprio quando riceveva un cliente. Le indagini però non sono ancora concluse: si sta cercando di scoprire il titolare dell'appartamento per valutare se possa esserci l'ipotesi di un traffico di prostitute più ampio.
Il nome fornito per le richieste di inserzione degli annunci e per i contratti di locazione hanno condotto ad una stessa persona di nazionalità cinese, la quale si è rivelata essere un onesto ed ignaro imprenditore di Milano, in Italia da diversi anni con regolare carta di soggiorno, il quale rivelava che da tempo gli venivano recapitate bollette dell’Enel e di forniture idriche relative ad appartamenti ubicati in diverse province italiane dove, peraltro, non era mai stato.
Il falso locatario, alias Chen Yang, 38enne, è stato arrestato mentre si recava a ritirare l'ennesimo contratto d'affitto dalla proprietaria di una casa in via Arena. Le accuse sono di falsa attestazione della propria identità e di inosservanza di un ordine di allontanamento emesso nell’aprile del 2006 dal questore di Prato.
L’arrestato aveva locato appartamenti e locali a Milano, Sondrio, Arezzo, Pordenone e Caserta. Gli investigatori non escludono che dietro all’attività dell’arrestato via sia una più vasta organizzazione criminale che opera sull’intero territorio nazionale.
Fonti: Interno 18, Caserta Sette