mercoledì 11 giugno 2008

Il non sense dell'espulsione

Forse il dibattito dei giorni scorsi sul provvedimento di espulsione delle prostitute è stato preso troppo sul serio. Agli occhi di chi con le prostitute o le prostituite lavora quotidianamente, l'espulsione è un provvedimento che manca completamente l'obiettivo e rivela un senso della realtà assai scarso da parte dei nostri rappresentanti.

Il comunicato stampa del Gruppo Abele chiarisce quelli che dovrebbero essere i punti fermi del nostro ordinamento e della nostra morale.


Foglio di via per le donne prostitute e prostituite?


No perché così non si potrà che peggiorare la condizione per le donne che si prostituiscono, italiane e straniere. Si affosserà la lotta alla tratta degli esseri umani e si riempiranno i Cpt di persone che con la delinquenza non hanno niente a che fare.
Ma no anche perché:
1 – Il ministero dell’Interno, nella precedente legislatura, attraverso un’apposita Commissione istituita proprio sul tema della prostituzione (con la partecipazione di altri ministeri, tra cui quello della Giustizia, enti e associazioni) ha sottolineato che:
- la prostituzione non è un problema di ordine pubblico, non ci sono reati commessi da prostitute ai danni di terzi;
- i reati connessi alla prostituzione riguardano lo sfruttamento della stessa e in particolare la tratta di esseri umani e in questo caso le prostitute sono vittime e non ree;
- le leggi per contrastare la prostituzione forzata e lo sfruttamento ci sono e sono BUONE leggi anche se, ha rilevato la commissione, non sempre sono applicate al meglio e in modo uniforme sul territorio nazionale.
2 – I grandi numeri della prostituzione su strada e al chiuso riguardano per lo più (oltre il 70%) la prostituzione forzata di donne, in particolare migranti, legate a forme di tratta.
3 – I risultati dei rimpatri obbligatori (in seguito a retate, inserimento in CPT e altro) hanno avuto come conseguenza i ritorni delle donne “rimpatriate” oberate da un maggiore debito verso le organizzazioni criminali. In altre parole, le donne ritornano con un debito aumentato per far fronte al “doppio” viaggio.
4 – Il foglio di via, come altri interventi già attuati in forma estemporanea, si limita a spostare il “problema” da un luogo all’altro (dalla città alla periferia, dalla strada ai condomini) senza risolverlo. Col risultato di rendere più arduo il contatto con le donne trafficate per informarle delle opportunità dell’articolo 18, per fare prevenzione sanitaria ecc…

Cosa fare allora?

1 – Applicare le BUONE leggi che abbiamo. La legge Merlin, l’art.18 TU immigrazione, e la legge sulla tratta (228/2003) e aumentare il contrasto alle varie forme di sfruttamento e traffico di esseri umani. La tratta oggi coinvolge donne, uomini e bambini. E’ collegata a traffico di droga e di armi. E’ collegata a corruzione e traffici illegali di ogni tipo. Deve essere chiaro che le donne sono solo vittime. Vittime da aiutare, ma anche persone che possono fornire elementi preziosi – come precisa dalla Direzione Nazionale Antimafia – per contrastare il fenomeno.
Su questo campo oggi c’è ancora poco investimento, nonostante alcune lodevoli eccezioni. Lo sforzo deve essere contro lo sfruttamento e la tratta e non contro le vittime.
2 – Evitare la prostituzione in alcuni luoghi. Si può prevedere (come era stato già ipotizzato in sede di ministero dell’Interno) di vietare l’esercizio della prostituzione nei pressi di luoghi di culto e di scuole.
3 – Gestire le situazione problematiche con interventi di mediazione dei conflitti, coinvolgendo chi già opera sul tema. Dove ciò è avvenuto il “problema è stato gestito ed è rientrato.
4 – Fornire strumenti di inserimento lavorativo per le donne, italiane e migranti. E’ stato lo strumento messo in campo dalla legge Merlin assieme all’eliminazione della schedatura. Strumento che ha permesso a migliaia di donne di cambiare vita. Di fronte a possibilità di altri lavori la maggior parte delle donne sceglie di non prostituirsi.

Alcune considerazioni rispetto alla “questione morale”…
- Il problema del “decoro” può essere affrontato attraverso interventi di mediazione dei conflitti. Senza dimenticare però che l’esibizione volgare e mercantile del corpo femminile viene proposta costantemente in altri ambiti (televisione, pubblicità) senza suscitare uguale sdegno.
- La vera questione morale relativa alla prostituzione è lo scandaloso divario economico tra nord e sud del mondo, tra paesi ricchi e paesi poveri.
Un divario che pone in evidenza il valore/disvalore del denaro. Da un lato c’è chi “si vende” per dare un futuro a se stesso e alla propria famiglia, dall’altro chi usa il proprio denaro per comprare persone come fossero una merce qualsiasi.
-E’ ipocrita fermarci all’offerta, in termini numerici minoritaria, trascurando la domanda. I clienti delle prostitute sono uomini di tutte le età e di tutti gli strati sociali. Le ricerche e le rilevazioni sul campo concordano su due dati: il 70% sono uomini sposati, la percentuale maggiore ha un livello scolastico medio alto.
Anche per loro crediamo non sia opportuno criminalizzare (arrivando a schedature, sanzioni amministrative). Ma è necessaria una seria e profonda riflessione sulle ragioni di questa forte domanda mercenaria di sessualità.

Luigi Ciotti
presidente del “Gruppo Abele” e di “Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie”

lunedì 9 giugno 2008

Genova: le cinesi arrivano nei quartieri ricchi

Ma c'è veramente da scandalizzarsi?



Una donna cinese, con la cittadinanza italiana, esercita il meretricio in un palazzo signorile di Albaro, un quartiere chic di Genova e il suo vicino di casa appende un lenzuolo con scritto "Albaro, uomini, vergognatevi". I carabinieri, chiamati in causa, riescono a denunciare la donna solo per il furto del lenzuolo - che viene presto riappeso.

La reazione dei cittadini è preoccupata, perchè per loro prostituzione vuol dire degrado, pericolo e la distanza verso lo spaccio di droga e di armi diventa minima. Ma la donna esercita la prostituzione in modo autonomo e non c'è ragione per pensare che il circuito criminale si estenda. Tutt'al più è comprensibile il fastidio provocato dal via vai dei clienti, che d'altronde è come in uno studio dentistico, per esempio. Allora se proprio vogliamo preservare il prestigio di alcuni quartieri facciamo in modo di registrare le attività delle prostitute come libere professioni e in alcuni palazzi, come sono vietati gli studi medici, saranno vietati anche gli appartamenti a luci rosse.

Fonte: Il Secolo XIX

mercoledì 4 giugno 2008

Prato: prime persecuzioni per chi affitta a clandestini

La polizia di Prato ha scoperto una casa di appuntamenti al pian terreno del civico 69 di via Marini a Prato dove alloggiavano due prostitute cinesi irregolari di 45 e 49 anni.
Una delle due e' stata arrestata perchè inottemperante a ordine di espulsione emesso nel 2007 dalla questura di Brindisi. In corso ulteriori accertamenti sulla prorietà dell'immobile, formalmente dato in affitto ad un cinese, per verificare eventuali responsabilità nella vicenda anche sulla base del decreto Maroni appena approvato.


Fonte: Toscana TV

Pinerolo (TO): storie di prostituzione

I carabinieri continuano i loro blitz negli appartamenti a luci rosse. Gli annunci sui giornali locali sono diventati dei "cavalli di Troia", le prostitute non sono in grado di capire chi sono i clienti reali e chi carabinieri in borghese. Così a Pinerolo è stata arrestata una donna cinese di 40 anni, clandestina, che non aveva ottemperato ad un precedente ordine di espulsione emanato dal questore di Torino.

L'intervento delle forze dell'ordine sembra seguire la pista aperta a Pinerolo nel dicembre dell'anno scorso, quando era stata trovata una giovane prostituta cinese che viveva e lavorava nella stessa stanza (affittata da un italiano) e aveva denunciato due sue connazionali per sfruttamento della prostituzione, svelando un giro di prostituzione che interessava tutto il Nord Italia.

Viene solo da chiedersi: qual è la differenza tra la prima e la seconda storia? La prima donna non ha voluto denunciare e la seconda sì? La prima non merita protezione solo perchè era clandestina?

Fonte: Eco del Chisone



Profilo di uno sfruttatore

Nella mattinata di ieri (20/05/2008), nella città di Milano, personale del Commissariato di P.S. di Ostuni in collaborazione con i colleghi del Commissariato “Garibaldi-Venezia” della Questura di Milano, traeva in arresto il cittadino cinese REN Lianhe (nato a Liaoning- Cina- il 23.01.1968) in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Brindisi – Sezione G.I.P.- per reclutamento, induzione e sfruttamento della prostituzione di più persone. Le indagini hanno avuto inizio alla fine dell’anno 2005 a seguito dell’accertamento della presenza di due donne di nazionalità cinese dedite alla prostituzione all’interno di una abitazione sita in questo centro. Ne nasceva una complessa attività di indagine che permetteva di risalire ad un uomo cinese, poi identificato in Ren Lianhe, il quale aveva la “gestione” delle due donne dedite all’attività di meretricio. Dalle successive operazioni di captazione telefonica, si appurava che il suddetto si attivava per reperire alloggi in questo centro, reclutando cittadine di nazionalità cinese ed inducendole alla prostituzione mediante annunci pubblicati su quotidiani locali e comunque favoriva e sfruttava la prostituzione delle stesse locando per loro conto delle abitazione e percependo una percentuale sui loro proventi illeciti. A seguito di dettagliata informativa di questo Ufficio, corroborata da attività fotografica, video ed osservazione, veniva emessa pertanto nei suoi confronti l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del Tribunale di Brindisi. Le operazioni di ricerca sul territorio nazionale, sortivano momentaneamente esito infruttuoso sino alla mattinata di ieri, allorquando, avvalendosi della captazione telefonica, veniva localizzato nella città di Milano intento a reiterare la sua attività criminosa con lo stesso modus operandi. Tempestivamente veniva attivata coordinata attività di Polizia Giudiziaria col personale del Commissariato “Garibaldi-Venezia” della Questura di Milano che permetteva di pervenire all’arresto del predetto, sebbene lo stesso al momento del controllo esibiva falsi documenti di identità tentando di ingannare gli operanti al fine di sfuggire alla cattura. Il REN Lianhe, non nuovo a tale tipologia di reato, già in precedenza è stato attinto da ordinanza di custodia cautelare in carcere e decreto di latitanza del Tribunale di Lecce.
Iniziano ad aumentare - almeno dalle notizia della stampa - i casi di sfruttamento sessuale di donne cinesi da parte di uomini, in controtendenza alla modalità finora riscontrata. Di rilievo il fatto che l'uomo, in questo caso, sia del Liaoning, regione in crisi da cui proviene gran parte delle prostitute cinesi che lavorano in Italia. Sarà necessario rivedere il ruolo della comunità cinese dello Zhejiang, finora sospettati di essere i grandi manovratori di questo traffico?

Fonte: Brundisium.net


venerdì 30 maggio 2008

Varese: favoreggiamento tra coetanee

La polizia varesina ha condotto un'indagine all'interno di un appartamento a luci rosse, scoprendo due giovani ventenni clandestine di nazionalità cinese. Nessun legame apparente con aguzzini. Non è stato sufficiente accusare le due di aver violato le leggi sull'immigrazione: una di loro è stata incriminata di favoreggiamento della prostituzione. Il motivo: nel momento in cui il poliziotto in borghese è penetrato nell'appartamento, una l'ha ricevuto e presentato all'altra, di fatto pronta a consumare il rapporto.

martedì 13 maggio 2008

Massa Carrara: arrestate massaggiatrici cinesi

La prostituzione cinese nella sua forma più tradizionale raggiunge anche Massa Carrara. Qui è stato scoperto un appartamento in cui si prostituivano due donne cinesi, di 45 e 20 anni. Entrambe clandestine, ma legate da un rapporto gerarchico: la più giovane consegnava il denaro ottenuto con le prestazioni alla più vecchia. L'appartamento è risultato intestato a due uomini cinesi.

Fonte: nostalgiatoscana.it

Milano: omicidio di una prostituta cinese

Un cinese è stato fermato, sabato notte, con l'accusa di aver ucciso la prostituta di 46 anni, Li Yang, sua connazionale, trovata morta, strozzata, in un appartamento di via Cagliero, a Milano, lo scorso 5 maggio. Le indagini sono state condotte dalla squadra Mobile della Questura di Milano e coordinate dal pm Letizia Mannella.
L'uomo Junlai Chai, 44 anni, ha confessato davanti al magistrato, che lo ha interrogato nella notte. Si tratterebbe di uno sfruttatore. Secondo la confessione, l'omicidio è avvenuto nella tarda serata del giorno precedente ed è stato l'epilogo di una lite tra i due. L'uomo ha detto di aver litigato per la spesa, «poi ci siamo presi a schiaffi, lei è diventata violenta e io ho perso la testa».
A portare sulle tracce dell'assassino è stato in particolare uno straniero regolare, che però non è un cinese, che aveva instaurato un rapporto sentimentale stretto con la donna. Il cinese fermato già nel 2006 era stato accusato di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'uomo da qualche anno esercitava lo sfruttamento della prostituzione cinese affittando gli appartamenti nei quali far lavorare le prostitute e mettendo avvisi sui giornali con cui si offrivano massaggi a pagamento.


Fonte: Il Tempo



Un cinese è stato fermato, la scorsa notte, con l'accusa di aver ucciso la prostituta di 46 anni, Li Yang, sua connazionale, trovata morta, strozzata, in un appartamento di via Cagliero, a Milano, lo scorso 5 maggio. Le indagini sono state condotte dalla squadra Mobile della Questura di Milano e coordinate dal pm Letizia Mannella. L'uomo ha confessato davanti al magistrato, che lo ha interrogato nel corso della notte. Si tratterebbe di uno sfruttatore.

Il presunto colpevole è Junlai Chai ed ha 44 anni. Secondo la confessione, l'omicidio è avvenuto nella tarda serata del giorno precedente ed è stato l'epilogo di una lite tra i due. L'uomo ha detto di aver litigato per la spesa, «poi ci siamo presi a schiaffi, lei è diventata violenta e io ho perso la testa». A portare sulle tracce dell'assassino inquirenti e investigatori è stato in particolare uno straniero regolare, che però non appartiene alla comunità cinese, che aveva instaurato un rapporto sentimentale stretto con la donna.

Oltre alla testimonianza di questa persona, gli uomini della squadra mobile, guidati da Francesco Messina e coordinati dal pm Letizia Mannella, hanno svolto una serie di accertamenti sul passato della prostituta che esercitava la propria attività in via Teano. Il cinese fermato è destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Verbania nel 2006 per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo gli accertamenti l'uomo da qualche anno esercitava l'attività di sfruttamento della prostituzione cinese con «le modalità classiche», come ha spiegato Messina, cioè affittando gli appartamenti nei quali far lavorare le prostitute e mettendo avvisi sui giornali con cui si offrivano massaggi a pagamento.

Le indagini, coordinate dal pm milanese Letizia Mannella e condotte dagli agenti della Squadra Mobile, hanno permesso di arrivare all'assassino dopo una serrata attività investigativa di tipo tradizionale: accertamenti sul passato della donna (si prostituiva tra via Tonale e l'abitazione dove è stata assassinata), pedinamenti e interrogatori di chi la conosceva. Tra queste un uomo, uno straniero regolare e senza alcun precedente, che da alcuni mesi aveva un rapporto d'amicizia molto stretto con la vittima e che ha fornito indicazioni preziose.

Indicazioni che hanno portato al fermo del cinese che poi è risultato anche destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata nel 2006 dal gip di Vebania per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Dagli accertamenti, inoltre, è emerso che Junlai Chai, irregolare, da circa due anni aveva messo in piedi una rete di squillo tra Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna: prendeva in affitto appartamenti e offriva massaggi attraverso inserzioni sui giornali «secondo la classica modalità dello sfruttamento della prostituzione cinese», ha spiegato Francesco Messina, capo della Squadra Mobile di Milano.

L'uomo, accusato di omicidio, ieri sera davanti al pm Mannella, dopo le iniziali contestazioni, ha confessato. Ha detto di aver strozzato la donna il giorno prima del suo ritrovamento, cioè la sera del 4 maggio: «Abbiamo litigato - ha detto in sintesi - perchè non le portavo a casa la spesa, poi abbiamo cominciato a prenderci a schiaffi, lei è diventata violenta e io ho perso la testa». E di quella lite violenta, ieri, sulle braccia dello sfruttatore si notavano ancora i segni: i graffi e i solchi lasciati sulla pelle dalle unghie della donna che si sarebbe difesa in modo energico prima di essere strangolata. Secondo il cinese non ci sarebbe stata quindi premeditazione. La sua versione, in particolare sul punto che la discussione era nata per le proteste della vittima che non vedeva soddisfatte le sue necessità, lascia perplessi gli inquirenti e gli investigatori che pensano invece a una questione di tipo economico sorta tra prostituta e sfruttatore. Il pm domani inoltrerà al gip la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere.

Fonte: CronacaQui.it



domenica 11 maggio 2008

Milano: il comitato Abruzzi-Piccinni contro le cinesi

Il comitato spontaneo apolitico Abruzzi-Piccinni e vie limitrofe ha redatto un dossier-denuncia che si incentra sulla prostituzione cinese. La pubblicazione del dossier si sovrappone temporalmente all'omicidio di una prostituta cinese in un appartamento nella zona della Stazione centrale. L'evento scatena insicurezza nei cittadini italiani, che vivono a stretto contatto con le donne che prostituiscono in via Piccinni, Monteverdi e Paganini. Ma l'insicurezza riguarda i cittadini milanesi o le clandestine cinesi? Sembra che ai primi infastidisca più la presenza delle lucciole che gli iniqui regolamenti di conti che avvengono al chiuso, dietro le quinte del mondo della prostituzione.
Il comitato riconosce la discrezione e la compostezza delle prime prostitute cinesi, ma poi ne denuncia l'aumento, sottolineando una parallela crescita dei negozi e dei bar cinesi. Ancora una volta, cos'è che sconvolge il comitato? Le prostitute o l'emancipazione della comunità cinese a Milano attraverso l'apertura di attività commerciali? Non è un segreto che l'immigrazione cinese, come quella di tanti altri paesi, ha trovato a Milano un terreno fertile. E' la legge del libero mercato, quella largamente accettata dalla classe politica italiana ed europea, di destra e di sinistra: gli immobili sono in vendita, che li rilevi un italiano o un cinese è questione di disponibilità economica, non di violenza.
E' vero che le donne si prostituiscono sia di giorno sia di notte, ma è difficile capire perchè gli abitanti della zona vogliano che le donne siano arrestate. Viale Abruzzi e dintorni di giorno è affollatissimo e le prostitute che è possibile vedere passando sono due o tre (8, il numero fornito dal comitato, può essere riferito al numero totale delle donne, che si sono avvicendate nel periodo di osservazione). Di notte le cinesi sono quasi invisibili, sono le clandestine che più di tutte rischiano: un viaggio dalla Cina è molto più oneroso che uno dall'Albania. Hanno appartamenti sparsi in tutta la zona, ma agganciano i clienti solo in via Paganini, una piccola traversa di viale Abruzzi. Non sono mai in 15, come afferma il comitato, ma la metà; inoltre sono molto mobili e sfuggenti. Difficile confermare l'ipotesi, avanzata nel dossier, della presenza in strada di minorenni thailandesi, sia per l'assenza di penetrazione tra le due nazionalità, sia per l'alto rischio che ciò comporterebbe per lo sfruttatore (è più verosimile che fenomeni questo genere avvengano al chiuso, all'interno di appartamenti).

Fonte: Cronacaqui.it






venerdì 2 maggio 2008

Forlì: favoreggiamento della prostituzione cinese

Favoreggiamento della prostituzione. E’ questa l’accusa per la quale gli agenti della Polizia faentina hanno arrestato lunedì pomeriggio la cinese Meiling Jin, 43 anni, e Giuseppe Bedeschi, 72. Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria, svolta con numerosi servizi di osservazione e pedinamento, si è accertato che a prostituirsi era una quarantenne di nazionalità cinese, presso un bad and breakfast di Faenza, contattata dai clienti tramite inserzioni su quotidiani.

La Meiling si recava presso la struttura quasi quotidianamente, curandone la parte logistica ed appuntamenti con i clienti, venendo accompagnata da casa sua e ritorno dal titolare del bad and breakfast. Le forze dell’ordine, nel corso dell’attività investigativa, hanno accertato che i clienti venivano procacciati mediante la pubblicazione di inserzione sui quotidiani che riportavano un numero di cellulare da utilizzare per gli appuntamenti.

Il pubblico ministero Gianluca Chiapponi ha disposto l’accompagnamento della 43enne presso il carcere di Forlì, mentre per Bedeschi sono stati concessi gli arresti domiciliari. Mercoledì mattina sono stati convalidati gli arresti, disponendo per il 72enne l’interdizione per l’intersezione della professione di albergatore. Per la Meiling, invece, si è imposto l’obbligo di dimora nel Comune di Prato con obbligo di presentazione presso gli uffici della Polizia.